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Caso Roberta Ragusa, confermata la condanna a 20 anni per Antonio Logli

La Corte d’assise d’appello ha confermato anche l’obbligo di dimora nel comune di San Giuliano Terme dalle 21 alle 6. Il procuratore generale aveva chiesto anche l’arresto

Vent’anni ad Antonio Logli per l’omicidio e la distruzione del cadavere della moglie Roberta Ragusa. La donna scomparsa sei anni fa da San Giuliano Terme, nel Pisano. Dopo quasi sette ore di camera di consiglio, i giudici della Corte d’assise d’appello di Firenze hanno accolto la richiesta formulata dal procuratore generale, Filippo di Benedetto, non ritenendo però necessario procedere all’arresto. Confermata, dunque, in appello la condanna in primo grado a 20 anni e le altre misure cautelari: ovvero l’obbligo di dimora nel comune di San Giuliano Terme dalle 21 alle 6.
Caso Ragusa, confermata la condanna a 20 anni per Logli: “Subito ricorso in cassazione”

Il giorno della verità giudiziaria sul caso Roberta Ragusa è cominciato intorno alle 10 di questa mattina. Quando Logli si è presentato in aula accompagnato dal figlio Daniele. A marzo il ragazzo aveva scritto una lettera, depositata in cancelleria, in cui sosteneva il padre rivendicandone l’innocenza. A palazzo di Giustizia anche le cugine di Roberta Ragusa. L’ultima udienza del processo d’appello si è aperta con l’arringa di uno dei due difensori di Logli. La difesa ha puntato tutto sull’inattendibilità dei due super testimoni. Poi, intorno alle 11.15, i giudici si sono ritirati in camera di consiglio.  “Daniele – ha detto la cugina di Roberta Ragusa, Maria, riferendosi al figlio di Roberta Ragusa – non crede che il padre sia colpevole e che la mamma sia andata via”. “Bisognava ricercare la verità insieme e lui sa come io la pensi su questa faccenda. La vittima è Roberta, non lo dimentichiamo. C’è chi pensa ancora che si sia allontanata”. “Daniele avrebbe dovuto costituirsi parte civile”, ha concluso la donna.
Caso Ragusa, la rabbia della cugina Maria: “La vittima è Roberta non lo dimentichiamo”Sono passati più di sei anni da quando Roberta Ragusa svanì nel nulla la notte tra il 12 e il 13 gennaio 2012 dopo un litigio con il marito. Nel mezzo due processi (compresa la prima udienza preliminare conclusa con il non luogo a procedere nei confronti del marito). Il primo verdetto era arrivato il 21 dicembre 2016, dopo cinque anni di indagini, accertamenti e colpi di scena. Il tribunale di Pisa, accogliendo le richieste dell’accusa, aveva condannato Logli a 20 anni disponendo l’obbligo di dimora nel comuni di Pisa e San Giuliano Terme e l’interdizione dalla potestà genitoriale.

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Il movente di quell’omicidio – secondo quanto ricostruito dai giudici – era la gelosia. Roberta aveva scoperto che il marito aveva una relazione con Sara Calzolaio, la ragazza che era stata la baby sitter dei loro bambini e che poi si era conquistata la fiducia della famiglia e lavorava nell’autoscuola vicino alla villa in cui i Logli abitavano. Si sentì tradita, ne scatturì una lite e poi l’omicidio. Una ricostruzione, quella dell’accusa, sostenuta da alcuni testimoni. Tra cui Loris Gozi, che aveva riferito agli inquirenti di aver visto Logli litigare con qualcuno la notte della scomparsa di Roberta Ragusa in via Gigli.

Era stato il gup del tribunale di Pisa, nell’udienza preliminare bis, a disporre il processo con rito abbreviato. Una decisione arrivata in seguito alla decisione della Cassazione, a marzo 2016, che di fatto aveva annullato la sentenza di proscioglimento di Logli pronunciata dall’allora gup del Tribunale di Pisa, Giuseppe Laghezza, il 6 marzo 2015. La Suprema Corte aveva così accolto il ricorso della Procura di Pisa, disponendo una nuova udienza preliminare per decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontario e distruzione di cadavere di Roberta tutti questi anni Antonio Logli si è sempre dichiarato innocente, sostendendo che la moglie si fosse allontanata in maniera volontaria. Lo scorso gennaio, dopo aver vinto una causa intentata contro il comune di San Giuliano Terme, ha ottenuto un posto da impiegato nel comando della polizia municipale.

 

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