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Panico da coronavirus: come combatterlo | I consigli degli psicologi

Panico da coronavirus: come combatterlo  I consigli degli psicologi

L’epidemia di coronavirus in atto in Italia ha scatenato paurepanico e psicosi che hanno spinto molti italiani a comportarsi in modo assolutamente irrazionale. Tra coloro che hanno fatto incetta di cibo in negozi e supermercati, preso d’assalto le farmacie per acquistare mascherine (per altro inutili) e disinfettanti per le mani e coloro che si sono reclusi in casa, in questi giorni abbiamo assistito a degli psicodrammi, anche nelle zone dove non si sono verificati contagi oppure sono stati molto pochi, tali da non giustificare misure eccezionali.

Purtroppo anche la stampa ci ha messo del suo con il martellamento continuo di notizie aggiornate all’ultimo secondo, la conta dei nuovi casi e delle morti e un certo allarmismo che ha ingigantito il problema più di quanto già lo fosse.

Il coronavirus, Covid-19, è una malattia infettiva sicuramente da non sottovalutare. Si tratta di un virus nuovo, che il nostro sistema immunitario ancora non conosce e che per questo motivo è più esposto, il suo contagio è rapido e sebbene gaurisca, anche spontaneamente, nella stragrande maggioranza dei casi, rimangono tuttavia alcune percentuali di pazienti che si aggravano con polmoniti che richiedono la ventilazione assistita con il ricovero in terapia intensiva e purtroppo anche dei casi di morte, in particolare nei soggetti più anziani e con patologie pregresse o sistema immunitario compromesso. Pensare che la vita di queste persone sia solo una piccola percentuale statistica è cinco e crudele. Le persone non sono numeri.

In ogni caso, dare giusta dimensione a un fenomeno, soprattutto in termini di causa ed effetto e di conseguenze più o meno gravi può essre di grande aiuto, in particolare per tenere sotto controllo una forte e immotivata paura. Ecco allora che il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha elaborato un decalogo che può essere di aiuto a chi si trova a combattere con una paura eccessiva da coronavirus se non addiritura panico.

Panico da coronavirus: i consigli degli psicologi

Il panico da coronavirus degli ultimi giorni, una vera e propria psicosi collettiva, è stato causato molto probabilmente da un eccesso di informazione, nota anche come infodemia, e purtroppo anche da allarmismi ingiustificati e reazioni eccessive. Abbiamo assistito a titoli di giornali spaventosi e comportamenti irrazionali da parte della di cittadini, tra eccesso di prudenza e atteggiamenti irresponsabili, come le violazioni della quarantena o il presentarsi al pronto soccorso con i sintomi dell’influenza.

In momenti come questo, invece, è indispensabile non perdere il controllo e mantenere la calma, per quanto possibile, per evitare di danneggiare se stessi e gli altri lasciando che l’emotività e l’irrazionalità prenda il sopravvento. Il coronavirus, anche se non è una malattia così grave, almeno non nella maggior parte dei casi, è un virus nuovo e sconosciuto che come tutte le cose nuove e non conosciute fa paura. Avere paura non è sbagliato, anzi, è assolutamente normale e utile perché serve a mantenerci vigili e attenti e ci aiuta a non sottovalutare i pericoli, inducendoci alla prudenza. Quando la paura è troppa, però, rischia di trasformarsi in panico e paralizzarci. Allora diventa un sentimento improduttivo e anche dannoso.

Per affrontare il panico da coronavirus il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha elaborato un breve vademecum per orientare al meglio i nostri pensieri, emozioni e comportamenti – individuali e collettivi. Una guida che non ha la pretesa di sostituirsi all’aiuto professionale ma che può essere di aiuto.

La paura è un’emozione potente e utile – spiegano gli psicologi – . È stata selezionata dall’evoluzione della specie umana per permettere di prevenire i pericoli ed è quindi funzionale a evitarli“. Spesso, tuttavia, la paura può essere “eccessiva rispetto ai rischi oggettivi derivanti dalla frequenza dei pericoli. In questi casi la paura si trasforma in panico e finisce per danneggiarci“. Invece “funziona bene se è proporzionata ai pericoli“. Per evitare che le paure siano sproporzionate e creino forme di ansia individuale e di panico collettivo, ecco un “decalogo antipanico” elaborato dagli psicologi italiani.  Con questi suggerimenti si vogliono evitare due errori possibili: sopravvalutare o sottovalutare (negare) il problema.

Decalogo anti-panico degli psicologi

1. Attenersi ai fatti, cioè al pericolo oggettivo.
Il Coronavirus è un virus contagioso ma come ha sottolineato una fonte OMS su 100 persone che si ammalano 80 guariscono spontaneamente, 15 hanno problemi gestibili in ambiente sanitario, solo il 5 hanno problemi più gravi e tra questi i decessi sono circa la metà ed in genere in soggetti portatori di altre importanti patologie.

2. Non confondere una causa unica con un danno collaterale.
Molti decessi non sono causati solo dall’azione del coronavirus, così come è successo e succede nelle forme influenzali che registrano decessi ben più numerosi. Finora i decessi legati al coronavirus sono stimati nel mondo sono cento volte inferiori a quelli che si stima causi ogni anno la comune influenza. E tuttavia questo 1% si aggiunge ed è percepito in modo diverso dai “decessi normali” Finora nessuno si preoccupava di una forte variabilità annuale perché tutti i decessi venivano attribuiti all’influenza “normale”: nell’ultima stagione influenzale sono scomparsi 34.200 statunitensi e, l’anno prima, 61.099.

3. Se il panico diventa collettivo molti individui provano ansia e desiderano agire e far qualcosa pur di far calare l’ansia, e questo può generare stress e comportamenti irrazionali e poco produttivi.

4. Farsi prendere dal contagio collettivo del panico ci porta a ignorare i dati oggettivi e la nostra capacità di giudizio può affievolirsi.

5. Pur di fare qualcosa, spesso si finisce per fare delle cose sbagliate e a ignorare azioni protettive semplici, apparentemente banali ma molto efficaci (cfr. elenco qui sotto).

6. In linea generale troppe emozioni impediscono il ragionamento corretto e frenano la capacità di vedere le cose in una prospettiva giusta e più ampia, allargando cioè lo spazio-tempo con cui esaminiamo i fenomeni.

7. È difficile controbattere le emozioni con i ragionamenti, però è bene cercare di basarsi sui dati oggettivi. La regola fondamentale è l’equilibrio tra il sentimento di paura e il rischio oggettivo.

8. Questa semplice figura permette di vedere la paura del coronavirus in prospettiva.

La figura mostra nella parte superiore i pericoli di cui si ha più paura di quanta se ne dovrebbe avere. In questi casi l’indignazione pubblica può suscitare panico e, di conseguenza, ansie sproporzionate e dannose. Nella parte inferiore, al contrario, ci sono i pericoli a cui siamo abituati e che non provocano paure.
La sproporzione tra le aree dei due cerchi mostra quanta differenza c’è tra paure soggettive e pericoli oggettivi. (Fonte: Paolo Legrenzi, A tu per tu con le nostre paure. Convivere con la vulnerabilità, Il Mulino, 2019).

9. La figura mostra il fenomeno delle paure nel loro complesso: l’indignazione pubblica sui media accentua alcune paure, come quelle per gli attacchi terroristici e i criminali armati, e induce a sottovalutare altri pericoli oggettivi a cui siamo abituati. Le caratteristiche del panico per coronavirus lo avvicinano ai fenomeni improvvisi e impressionanti che inducono panico perché sollevano l’indignazione pubblica.

10. Siamo preoccupati della vulnerabilità nostra e dei nostri cari e cerchiamo di renderli invulnerabili. Ma la ricerca ossessiva dell’invulnerabilità è contro-producente perché ci rende eccessivamente paurosi, incapaci di affrontare il futuro perché troppo rinchiusi in noi stessi.

Tre buone pratiche per affrontare il coronavirus

1. Evitare la ricerca compulsiva di informazioni.

Abbiamo visto che è normale e funzionale, in chiave preventiva, avere paura davanti ad un rischio nuovo, come l’epidemia da coronavirus: ansia per sé e i propri cari, ricerca di rassicurazioni, controllo continuo delle informazioni sono comportamenti comprensibili e frequenti in questi giorni. E tuttavia la paura si riduce se si riflette sul suo rapporto con i pericoli oggettivi e quindi si sa con chiarezza cosa succede e cosa fare.

2. Usare e diffondere fonti informative affidabili.

È bene attenersi a quanto conosciuto e documentabile. Quindi: basarsi SOLO su fonti informative ufficiali, aggiornate e accreditate.

Al Ministero della Salute, alla Protezione Civile, e al Sistema sanitario nazionale e regionale lavorano specialisti esperti che collaborano per affrontare con grande rigore, attenzione e con le risorse disponibili la situazione in corso e i suoi sviluppi.

3. Un fenomeno collettivo e non personale.

Il coronavirus non è un fenomeno che ci riguarda individualmente. Come nel caso dei vaccini ci dobbiamo proteggere come collettività responsabile. I media producono una informazione che può produrre effetti distorsivi perché focalizzata su notizie in rapida e inquietante sequenza sui singoli casi piuttosto che sui dati complessivi e oggettivi del fenomeno. È importante tener conto di questo effetto.

 

Capito tutto unimamme? La trovate una guida utile?

Ulteriori informazioni le trovate sul sito web del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi.

ul sito web del Ministero della Salute.

 

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